Obiettivo: miglioramento ambientale

La perdita di habitat (spesso per cause anche molto differenti) e l'uso massiccio di pesticidi sono i fattori principali che concorrono alla diminuzione della biodiversità in generale.
Le farfalle in particolare risentono notevolmente di questi fenomeni e si ritiene quindi che per fornire un contributo concreto alla loro conservazione, in aggiunta alle iniziative elencate nelle pagine precedenti, vadano anche intraprese azioni di ricostituzione di ambienti naturali aventi caratteristiche idonee ai lepidotteri.
Quanto detto sopra è da ritenersi fondamentale soprattutto se si considera che circa un terzo delle specie di farfalle europee ha evidenziato negli ultimi decenni una marcata tendenza al declino e quasi il 10% sono minacciate di estinzione.

Le strategie per invertire questa tendenza negativa implicano l'attivazione di progetti molto articolati, che vedano l'attivazione di iniziative in vari ambiti, a seconda di quale minaccia si intende affrontare. La divulgazione delle tematiche legate alla perdita di biodiversità è indispensabile per poter fornire alla comunità alcune conoscenze basilari, facendo leva quindi sulla sensibilità di ciascuno affinché le sue azioni possano essere sostenibili.
A proposito di lepidotteri una pratica che va ridimensionata è quella della raccolta di esemplari per scopi collezionistici, pratica che, se non finalizzata a scopi scientifici (e comunque anche in questo caso da attuarsi sempre entro i limiti imposti da esigenze di conservazione), risulta essere anacronistica e talvolta dannosa per specie molto scarse o localizzate. Vi sono purtroppo casi in cui un prelievo eccessivo di esemplari destinati alle collezioni private, anche a fini commerciali chiaramente imbarazzanti sotto il profilo etico, hanno portato al collasso se non addirittura all'estinzione di intere popolazioni.

Ecco quindi che una corretta informazione circa le problematiche relativa alla conservazione può avere un importante ruolo nella sensibilizzazione dell'opinione pubblica che spesso (soprattutto in un campo poco dibattuto come quello di cui si parla) agisce in buona fede, mancando degli elementi conoscitivi per evitare di creare situazioni di criticità. Una buona strategia in tal senso è quella di offrire un'alternativa alle pratiche che, per un motivo o per l'altro, sono ormai da considerarsi superate e in alcuni casi deleterie.

L'alternativa che ci si propone di diffondere è quella del butterflywatching, rigorosamente sulla base di un'adeguata preparazione scientifica. Ma non vi è dubbio alcuno che le problematiche più rilevanti siano quelle legate alla perdita di habitat ed è nell'ottica di porvi rimedio che si intende realizzare un Giardino delle Farfalle, come esempio di utilizzo e gestione di terreni con finalità di conservazione della fauna selvatica.

Finalità e curiosità

L'allestimento di un Giardino delle Farfalle rappresenta un'opportunità per facilitare l'osservazione di tali insetti e, allo stesso tempo, per contribuire alla loro conservazione, dal momento che numerosi habitat naturali sono andati perduti a causa dell'urbanizzazione, delle trasformazioni d'uso del territorio e in generale delle profonde alterazioni a carico degli ambienti naturali come conseguenza delle diverse attività umane.

Il semplice principio di base su cui si fonda la possibilità di allestire un “Giardino delle Farfalle” che possa ospitare popolazioni di lepidotteri è quello di fornire ad essi le piante nutrici per i bruchi e per gli adulti, oltre a punti di attrazione quali ad esempio piccole pozze o vasche dove diverse specie amano radunarsi. Tra le finalità principali, si può senz'altro annoverare la creazione di un laboratorio in cui tutti (scienziati, studenti, appassionati e visitatori) possano facilmente avvicinarsi a ecosistemi e a creature uniche quali sono le farfalle.

In Europa, i primi tentativi di ricostruire un ambiente idoneo in cui potessero essere ammirate dal vivo alcune specie di farfalle si ebbero in Inghilterra. I lepidotteri potevano volare in un giardino costruito tutto per loro, in cui potevano accedere anche le persone. Il primo progetto fu realizzato nell'isola di Guernsey, nel Canale della Manica, dove l'abbandono delle coltivazioni di pomodori (per effetto della crescente concorrenza olandese) aveva lasciato serre di vetro disponibili per altri usi. Inoltre, il clima favorevole del luogo, mitigato tutto l'anno dalla Corrente del Golfo, rendeva possibile il mantenimento della Casa delle Farfalle senza eccesivi problemi di costi energetici. David Low, il suo ideatore, per intraprendere questa avventura cercò fra gli amici entomologi qualcuno disposto a seguirlo in quella che al tempo era ritenuta un'impresa alquanto stravagante. Accettarono la sfida Clive Farrel e Jan Wallace. Lo stesso Farrel, alla fine degli anni '70, fondò l'ormai storica Butterfly House del Syon Park a Londra.

Dopo il successo londinese, le Case per le Farfalle si moltiplicarono sia in Inghilterra che in altri Paesi; queste iniziative oggi si incontrano in molti dei paesi industrializzati e rappresentano il richiamo fondamentale di importanti strutture zoologiche, botaniche, museali, universitarie e ludiche di tutto il mondo.

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Fotografia aerea del Parco Le Folaghe (linea rossa). L'area oggetto dell'intervento è indicata in giallo. Il triangolo rosso indica la struttura adibita a Centro Visite.

Il Parco Locale di Interesse Sovracomunale (PLIS) Le Folaghe , istituito nel 1999 e la cui gestione è affidata al Comune di Casei Gerola, è un'oasi naturalistica sita in comune di Casei Gerola. Citata in numerose pubblicazioni (anche estere) quale area di rilevante importanza per la conservazione della biodiversità, in particolare per l'avifauna ma non esclusivamente. Altri gruppi animali sono qui ben rappresentati e l'area risulta essere di un certo interesse anche in riferimento ai lepidotteri ropaloceri (ospitando ad esempio una popolazione di Lycaena dispar, specie inserita nell’Allegato II della Direttiva Habitat).

Il Parco si trova in provincia di Pavia, in una posizione strategica al centro della Pianura Padana, nella porzione settentrionale del territorio comunale di Casei Gerola, quasi al confine con quello di Silvano Pietra e la sua superficie ammonta attualmente a 70 ettari.
Esso consiste in cave di argilla ormai dismesse, le più profonde delle quali, allagate dall'acqua di falda, sono divenute ambienti umidi nei quali nidificano numerose specie di uccelli acquatici.
Pur essendo di modesta estensione presenta al suo interno numerose tipologie ambienti:

  • acque aperte;
  • canneto;
  • boschetti;
  • zone di acqua bassa e fanghiglia;
  • radure e incolti;
  • arbusteti, siepi e filari.

Questa varietà di habitat favorisce quindi la presenza di una fauna con caratteristiche e necessità differenti.

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    Questa azione del Progetto si propone di ricostituire o realizzare ambienti idonei alla lepidotterofauna diurna, potenziando la presenza delle specie vegetali che già si rinvengono spontaneamente nell'area e reintroducendo quelle scomparse.

    Dal punto di vista naturalistico, attraverso tale intervento, si propone oltre al restocking o alla reintroduzione di essenze vegetali autoctone, la reintroduzione di cultivar locali di alberi da frutto andate via via scomparendo e sostituite da specie commercialmente più vantaggiose. Questo, oltre a favorire un aumento della Biodiversità locale, fornisce elementi utili alla descrizione del paesaggio sia naturalistico che culturale, senza trascurarne il valore scientifico.

    Dal punto di vista educativo, il Progetto mira alla sensibilizzazione di tutte le componenti del tessuto sociale verso le tematiche ambientali, allo scopo di stimolarne l'interesse e di conseguenza il rispetto. Inoltre, l'area può fungere da punto di riferimento per coloro che intendono promuovere attività didattico/ scientifiche in modo da creare uno sbocco favorevole alla crescente domanda di turismo ecosostenibile attraverso una diversificazione dell'offerta.

    Infine, tale progetto, si prefigge di motivare ed ispirare un aspetto non sfruttato della domanda commerciale legata all'agricoltura, incentivando presso centri specializzati, la commercializzazione dei semi di specie e cultivar autoctone, ora pressoché introvabili in commercio.

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    Il Giardino delle Farfalle, tenendo conto della biologia e del ciclo vitale di questi insetti, prevede la realizzazione di interventi destinati a favorire:

    • il completamento del ciclo di sviluppo
    • l'attività trofica
    • il corteggiamento
    • la riproduzione

    Tale differenziazione, oltre a permettere ai lepidotteri che raggiungono il sito di trovare le condizioni adatte per potervi sostare a lungo, consente, allo stesso tempo, ai visitatori del Butterfly Garden di poter ammirare la maestosa bellezza di questi insetti.

    Sarà necessario l'allestimento di strutture protettive (recinzioni), al fine di impedire eventuali incursioni da parte di animali selvatici, utilizzando ad esempio pali di castagno e rete a maglia rettangolare, corrispondenti ai materiali più idonei per le finalità perseguite.

    Alcune varietà locali che possono essere introdotte nell'area oggetto di intervento:

    Fico
    : Genovese (Fioron) la pianta madre è un vecchio e maestoso fico rinvenuto in una cascina abbandonata sulle rive del Po (Oltrepò Pavese), Lupu (Luv) vecchia varietà (1814) dell’Oltrepò Pavese adatto all'essicazione, Monachino (Munghein) vecchia varietà originaria dell'Oltrepò Pavese proveniente dal Comune di Rovescala e Casteggio, Salame (Salam) vecchia varietà dell’Oltrepò Pavese con frutto allungato (da qui il nome).

    Melo
    : Calvilla Garnier rinvenuta nella zona di Casteggio risalente al 1850 circa, secondo Dall’Olio la pianta madre è stata trovata in Val di Nizza dove sembra fosse piuttosto conosciuta e coltivata, Frascona (Fiur da Casa) vecchia varietà tipica dell’Oltrepò Pavese, Musetto Pavese, Mela di Fego (Pom de Fego) rinvenuta nel Comune di Fego, Pomella Genovese (Pumela Genuesca) nonostante il nome in realtà originaria dell’Oltrepò Pavese, Pomellone, probabile mutazione della pomella Genovese, Mela Cipolla (Pum Sigula) Oltrepò Pavese – Appennino Emiliano.

    Pero
    : Burro dell’Oltrepò (Per Buter) proveniente dalla zona di Casteggio, Moscatella Rossa proveniente dalla zona di Casteggio.

    Pesco: Sanguigna dell’Oltrepò, un po'pelosa, originaria dell’Oltrepò; Cresa di Spagna antico ibrido (1839) diffuso nell’Oltrepò Pavese, nel Biellese e nel Piacentino.

    Ciliegio: Progessifloro, pur non avendo origine nell’Oltrepò Pavese si ritiene opportuno l'utilizzo di questa cultivar per diversi motivi: innanzitutto la sua origine decisamente antica (1768) e, anche se il frutto è da ritenersi mediocre, è una curiosa varietà di ciliegio caratterizzato da una infiorescenza continua che quindi si ritrova in autunno con frutti maturi, acerbi e infiorescenze tutti pendenti da uno stesso ramo utile quindi al sostentamento dei ropaloceri.

    Pruno: Scanarda (Scagnarda) antica varietà (1824) diffusa un tempo nella fascia appenninica che va dal Piacentino attraverso l’Oltrepò Pavese, l’Alessandrino fino al Biellese e al Monferrato.

    Le diverse specie floristiche saranno disposte in siepi monospecifiche e ogni aiuola sarà supportata da un pannello informativo contenente notizie e immagini delle farfalle che si possono osservare. Anche le specie vegetali, sia all'interno che all'esterno delle aiuole, sarà accompagnata da pannelli informativi e targhette.
    Nel Giardino delle Farfalle è prevista anche la disposizione di alcune vasche, sistemate a pochi centimetri dal suolo e contenenti terreno inumidito frammisto a sabbia, dal quale le farfalle possano suggere acqua e sali minerali.

    Per permettere ai visitatori di raggiungere le singole aiuole e di avvicinarsi il più possibile alle farfalle che giungono sul posto, si prevede la creazione di camminamenti in terra. Il sentiero verrà inoltre realizzato affinché possa essere fruito anche da persone portatrici di handicap, ad esempio con la predisposizione delle strutture fruitive e informative per non vedenti, dando particolare risalto alla parte olfattiva e tattile.

    Nell'area in questione è già presente una struttura in legno (realizzata in collaborazione con Legambiente e con il contributo della Fondazione Banca del Monte di Lombardia stessa), già utilizzata come punto di informazione, il cui allestimento potrà essere potenziato con una sala dedicata al Giardino delle Farfalle.

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    farfalle@parcolefolaghe.it

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